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Con occhio curioso è possibile scorgere qua e là, soprattutto all’interno dei campielli, la presenza di pozzi. Oggi ,ovviamente, essi non si trovano più a svolgere la  per cui anticamente erano sorti, ma di certo costituiscono un complemento ornamentale e imprescindibile dell’urbanistica . Queste strutture architettoniche, usate in epoche passate per l’approvvigionamento dell’acqua potabile (utile anche all’irrigazione dei campi degli ortolani) e durante l’estate per mantenere fresche le bevande, si rifanno necessariamente al modello veneziano. L’acqua piovana veniva convogliata dai tetti o da apposite piattaforme ingegnosamente costruite, nei pozzi profondi scavati nel terreno; filtrata da strati di sabbia si manteneva qui pura e fresca. Un manto d’argilla a imbuto circondava il pozzo rendendolo impermeabile alle infiltrazioni d’acqua salmastra.
La corretta costruzione dei pozzi era molto importante ed era affidata ad una ristretta confraternita detta dei Pozzeri, affiliata all’Arte dei Muratori: gli iscritti si tramandavano l’arte di padre in figlio. Data la necessità che i pozzi fossero sempre in ordine, soprattutto dal punto di vista sanitario, la Repubblica aveva assicurato un’assidua sorveglianza: oltre ai Provveditori alle Acque, Sanità e Comune, dovevano esplicare i controlli anche i parroci ai quali spesso era affidata la custodia delle chiavi delle cisterne, che di solito venivano aperte due volte al giorno: mattino e sera, al suono delle campane. La parte sotterranea dei pozzi è generalmente sovrastata dalle così dette vere da pozzo, cioè una lapide posta sopra la canna del pozzo a protezione della sua apertura. All’inizio fu un elemento semplicissimo con funzioni di sola sicurezza e, col passare del tempo, divenne anche un elemento ornamentale. Con l’arrivo degli acquedotti cittadini, l’impiego dei pozzi come fonte di approvvigionamento idrico venne progressivamente abbandonato fino a cessare del tuttoI

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